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Aosta

Augusta Praetoria

Sito archeologico Aosta

Aosta

Alla fine della Seconda guerra punica, dopo la vittoria di Scipione l’Africano su Annibale nel 202 a.C.Roma rivolse la sua attenzione verso le Alpi, dove i Galli alleati dei Cartaginesi continuavano a costituire una notevole minaccia. La funzione di un accampamento posto in questa valle era principalmente strategica. Era essenziale consolidare il dominio di Roma sulla Pianura Padana e sui territori prealpini, utilizzando le Alpi come baluardo naturale contro le invasioni barbariche. Per questo nacque allo sbocco delle valli alpine un sistema di città fortificate che controllavano gli accessi alle fertili terre della Pianura Padana.

Tuttavia dal I secolo a.C. la progressiva conquista della Gallia modificò l’importanza strategica dei valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo ponendo il problema del controllo della valle abitata a quel tempo da una popolazione, i Salassi, ostacolo al passaggio dei soldati e dei mercanti lungo la Via delle Gallie. Dopo una serie di scaramucce e di spedizioni militari e di trattati dall’incerto esito nel 25 a.C. Cesare Augusto inviò contro i Salassi il futuro console Aulo Terenzio Varrone Murena a capo di un esercito consistente. Alla fine, sconfitti, i Salassi vennero probabilmente sterminati o ridotti in schiavitù.

Città fortificata, costruita in breve tempo su modello dell’accampamento militare romano, Augusta Prætoria Salassorum nacque all’incrocio delle vie del Grande (Mons Jovis oSummus Pœninus) e Piccolo San Bernardo (Columna Jovis o Alpis Graia) presso la confluenza dei fiumi Dora Baltea e Buthier. Un’imponente cinta muraria proteggeva un territorio di 414.128 m², mentre quattro porte davano accesso alla città costruita sul modello ortogonale cardodecumanico. La via centrale Decumanus Maximus (l’attuale Via Porta Prætoria, Via Jean-Baptiste de Tillier e Via Édouard Aubert), allora larga nove metri, era la prosecuzione naturale della Via consolare delle Gallie che da Milano arrivava fino al Piccolo San Bernardo. L’accesso alla città era comunque assicurato da un ponte sul Buthier, di cui oggi è visibile solo un’arcata poco distante dal letto del torrente, deviato a causa di un’inondazione. All’interno delle mura sorgevano i quartieri residenziali, il teatro, le terme, il foro e l’anfiteatro, mentre a sud si stendevano i quartieri popolari divisi secondo un modello classico a scacchiera

Ancora molto controverso è il problema sul popolamento della città prima e dopo la conquista romana. Un incerto documento accenna a 3.000 pretoriani, e della convivenza con iSalassi sopravvissuti, in contrasto con un anfiteatro progettato per una città di trenta/quarantamila abitanti. Un’iscrizione risalente al 23 a.C. sembrerebbe smentire le affermazioni degli storici antichi tra cui Strabone, riguardo alle deportazioni in massa dei Salassi e alle loro vendita come schiavi a Augusta Eporedia. Inoltre il linguaggio giuridico al tempo dei romani incolae indicava gli abitanti di una colonia in possesso di diritti inferiori a quella dei cives. Tali indizi lasciano supporre che la popolazione salassa si sia integrata con i nuovi conquistatori, così come lasciano supporre numerose iscrizioni funerarie nelle quali appaiono nomi salassi associati ad altri romani, i cui figli nati da matrimoni misti portavano sempre nomi latini. In epoca romana ebbe una grande importanza strategica e militare grazie al controllo esercitato sui due passi del Piccolo e delGran san Bernardo. Augusta Prætoria iniziò, fin dal I secolo, ad avere connotazioni inequivocabilmente urbane e monumentali, imponendosi come uno dei più ricchi e popolosi centri abitati dell’Italia Settentrionale.

Ponte su Buthier

A circa 150 m a levante dell’Arco onorario di Augusto, nell’antico sobborgo del Ponte di Pietra, è possibile ammirare un notevole esempio di ponte romano. La sua struttura è a una sola arcata ribassata, composta da conci radiali che poggiano direttamente su basamenti molto larghi, rinforzati da piloni e costruiti con grossi blocchi di puddinga (conglomerato fluviale estratto dalle cave litoranee della Dora); il diametro è di circa 17 m, mentre la larghezza, parapetti compresi, è di 5,95 m.

Il ponte è visibile per chi proviene da est, in prossimità dell’Arco di Augusto, poco prima dell’attuale ponte sul Buthier sulla destra, inglobato nel piccolo nucleo di abitazioni recentemente ristrutturate.

L’arco romano di Augusto

Appena passato il ponte romano sul Buthier, lungo la strada che portava alla monumentale Porta Prætoria, fu innalzato l’arco onorario dedicato all’imperatore Augusto. Si trattava di un segno eloquente della presenza e della potenza di Roma che nel 25 a.C. aveva definitivamente sconfitto il popolo dei Salassi e fondato la nuova colonia.

L’Arco, che si caratterizza per la sua severa imponenza, tipica dell’architettura del tardo periodo repubblicano, è a un solo fornice a tutto sesto, largo circa 9 m. I pilastri che lo fiancheggiano presentano ai quattro angoli delle semicolonne su basi attiche sormontate da capitelli corinzi, le stesse che scompartiscono le facciate e i lati. In origine queste superfici erano interrotte dai rilievi con probabile figurazione a trofei che erano collocati nelle quattro nicchie della facciata. Una trabeazione dorica a triglifi e metope chiude in alto quel che rimane del monumento, da secoli privo dell’attico sul quale era apposta, a lettere di bronzo, l’iscrizione dedicatoria.

Cinta muraria

Tra le città di origine romana, Aosta è tra le poche a conservare quasi intatta la sua cinta muraria, una poderosa cortina che faceva della colonia augustea una sicura cittadella fortificata.

La cinta (727,5 m sui lati lunghi e 574 m su quelli corti) è costituita da un solido muro in opera cementizia, fatto di ciottoli di fiume annegati nella malta e rivestito all’esterno da blocchetti di travertino. Il muro, spesso alla base quasi 2 m, raggiungeva un’altezza di 6,5 m, ed era coronato dal cammino di ronda munito di un parapetto merlato. All’interno era munito di contrafforti e rinforzato da un terrapieno sostenuto da un muro di controscarpa Il sistema difensivo era inoltre munito di 12 torri quadrangolari a 2 piani, costruite a intervalli regolari a cavallo delle mura, dotate di camere coperte per la postazione delle macchine da guerra.

Su ciascun lato del tracciato murario, in corrispondenza dei principali assi viari urbani, si apriva una porta fortificata:

– la Porta Prætoria a est
– la Porta Decumana a ovest
– la Porta Principalis Sinistra a nord
– la Porta Principalis Dextera a sud

Foro: critportico, templi, platea

L’organizzazione dell’impianto urbano di Augusta Prætoria risale alla sua fondazione in epoca augustea (25 a.C.). Dall’incrocio degli assi principali della viabilità cittadina, cardo e decumanus maximi, nasce un reticolo di vie ortogonali che suddividono lo spazio abitabile. A ridosso dell’intersezione delle due direttrici del traffico urbano è ubicato il complesso forense – centro della vita politica e religiosa della colonia – con il lato lungo occidentale gravitante sul cardo mentre il lato breve meridionale, sul decumanus.

Il Foro di Augusta Prætoria si sviluppa su un’area con una naturale pendenza del terreno. Per risolvere il problema del dislivello venne adottata una soluzione a terrazza realizzando uno spazio superiore ed uno inferiore: quello sopraelevato definiva l’area sacra dove si ergevano due templi circondati da un criptoportico, quello più basso dava accesso all’area dedicata alle funzioni pubbliche dove, intorno alla piazza (platea), si affacciavano le botteghe, le tabernæ e gli uffici amministrativi.

Il Criptoportico Forense

Dal giardino che si apre sulla piazza Giovanni XXIII si accede al Criptoportico forense, monumentale costruzione che delimitava un‘area sacra dedicata al culto. Si tratta di un edificio seminterrato dalla forma a ferro di cavallo quadrangolare, costituito da un doppio corridoio con volte a botte sostenute da robusti pilastri in blocchi di calcare travertinoso, finemente intonacato e illuminato da finestre a bocca di lupo.

Il monumento databile all‘epoca augustea doveva costituire una struttura di contenimento e di regolarizzazione del terreno che in quella zona della città doveva essere in leggera pendenza da nord a sud e creava un dislivello tra l‘area sacra e l‘adiacente platea forense. Oltre alla funzione di sostegno si ipotizza che la parte seminterrata potesse servire anche da magazzino e da granaio militare, mentre il probabile colonnato marmoreo che lo sovrastava, ormai scomparso, fungeva da scenografica cornice ai templi dell‘area sacra.

I lavori di sistemazione condotti nei primi anni del nuovo millennio hanno reso percorribile quasi interamente il Criptoportico, che per le ottime condizioni di conservazione e lo spazio architettonico di grande suggestione visiva è uno dei prinicipali siti archeologici di Augusta Prætoria.

Templi e platea

Di fronte alla cattedrale aostana, prospiciente il giardino del Criptoportico, si trova la casa dell’Arcidiaconato.
L’edificio era sorto sul lato orientale di quello che era stato il podio dei due templi dell’area sacra del complesso forense; i resti visibili nelle fondazioni della costruzione attuale, comprendono un tratto dell’alto podium in opera quadrata di travertino e la base di un pilastro angolare della cella. Nulla rimane invece dell’alzato originale, ma molti elementi architettonici sono stati recuperati in passato o sono tuttora sparsi nell’area attigua: basi, rocchi di colonne e un capitello del pilastro angolare.

La superficie della piazza forense era rivestita da grandi lastre squadrate in bardiglio, un tipo di marmo molto utilizzato localmente. Ai bordi dei lati lunghi erano sistemati dispositivi per lo smaltimento delle acque, in forma di canalette ricavate scanalando superiormente blocchi di travertino. Sul loro margine esterno si ancorava il primo dei tre scalini, realizzati nello stesso materiale, che servivano per colmare il dislivello esistente tra la platea e il piano del portico colonnato.
Di forma rettangolare (88,9×130 m), la platea forense era fiancheggiata da un porticato, almeno sui due lati lunghi, posto come un diaframma fra lo spazio scoperto centrale e l’area commerciale dietro il portico.

Teatro

Il Teatro romano di Aosta è uno dei capolavori dell‘architettura provinciale romana dell‘Alto Impero. La monumentale parete traforata da arcate e da finestre è quanto si conserva della facciata dell‘edificio, che si innalza per 22 metri. La cavea, la struttura concava a semicerchio destinata ad accogliere il pubblico, era costituita da vari livelli di gradinate che giungevano fino al terzo ordine di finestre del muro perimetrale. Ne restano i sei gradini inferiori e i due più ampi vicini all‘orchestra, riservati ai seggi delle personalità di rilievo, nonché i possenti supporti radiali in muratura sui quali poggiavano le gradinate superiori, oggi scomparse. Di fronte alla cavea, alle spalle dell‘orchestra, si ergeva l‘edificio scenico, di cui rimangono solo le fondamenta, con il prospetto ornato in origine da colonne corinzie, marmi e statue, e completato da una serie di locali di servizio retrostanti. Si calcola che nel Teatro aostano potessero trovare posto alcune migliaia di spettatori.

L’Anfiteatro

L’Anfiteatro di Augusta Prætoria era un grandioso edificio di forma ellittica che misurava 94×74 m circa, del quale restano visibili solo otto arcate del settore nord-ovest, inglobate nelle strutture dell’attuale convento di San Giuseppe, e alcune porzioni delle strutture portanti. Altri resti si trovano sparsi nel prato retrostante.
Le arcate originarie erano sessanta, larghe circa 2 m, e formavano una struttura a due piani e a due ordini di gradinate.
Il pubblico poteva raggiungere le gradinate attraverso dodici scale collocate a intervalli più o meno regolari, mentre un corridoio scoperto permetteva lo scorrimento fra i settori delle tribune. L’arena poteva probabilmente essere allagata per i giochi acquatici, mentre non sembra esservi traccia di ambienti sotterranei.

Per quanto riguarda la datazione dell’edificio, anche se la sua presenza era stata prevista fin dalla formulazione del piano della città (fondata nel 25 a.C.), le caratteristiche stilistiche farebbero pensare all’età giulio-claudia e quindi al I secolo d.C.

Area funeraria fuori Porta Decumana

Lungo le vie di accesso alle quattro porte di Augusta Prætoria le indagini archeologiche hanno riportato alla luce vaste aree di sepoltura. Un’importante necropoli di epoca romana è stata individuata poco fuori dalla occidentale Porta Decumana, lungo la via pubblica che, attraverso il colle del Piccolo San Bernardo, conduceva alle Gallie. L‘area comprende due campi funerari delimitati da recinti, entro i quali sono state rinvenute tombe di varie tipologie: le più antiche sono quelle in cui si conservano le ceneri del defunto (a fossa, a cassetta di tegoli, a pozzetto, a piccola camera, ecc.), mentre quelle a inumazione, dove cioè viene sepolto il corpo del defunto, compaiono dal II secolo e diventeranno in seguito prevalenti. Sul finire del IV secolo, nel passaggio dalla religione pagana a quella cristiana, importanti lavori distruggono le sepolture esistenti per erigere tre mausolei legati al culto dei morti (cellae memoriae), cui si affiancherà poco lontano una basilica paleocristiana.

Villa della Consolata

Gli scavi archeologici condotti negli anni ‘70 e ‘80 del Novecento nell‘area collinare denominata Regione Consolata, portarono alla luce le strutture di una villa, cioè di un edificio suburbano utilizzato per l‘abitazione e per l‘attività agricola collegata a un podere circostante. Situata in una zona già abitata prima della fondazione di Augusta Prætoria (25 a. C.), prossima a un ramo dell‘antica via verso il colle del Gran San Bernardo, la villa presenta una pianta di forma rettangolare che ha il suo nucleo in un atrio scoperto fornito di una vasca per la raccolta dell‘acqua piovana. Tutto intorno si dispongono gli ambienti a carattere residenziale, riservati al dominus e ai suoi ospiti: l‘ampia sala di ricevimento, la sala da pranzo, due piccole camere da letto e un impianto termale. Nella parte settentrionale si collocano la cucina e i vani di servizio, destinati al deposito e alla lavorazione dei prodotti agricoli.

Come arrivare:

www.lovevda.it/it/arrivare

Periodo d’apertura:

Tutto l’anno

Il percorso di visita di Aosta Romana si snoda su un comodo tragitto pedonale, la durata della visita varia da 1 ora a 2 ore a seconda del programma e delle diverse proposte di visita (didattiche, turistiche, per adulti o studenti).

Tariffa d’ingresso:

L’ingresso a tutti i siti è gratuito.

Le visite ai siti romani di Aosta con l’ausilio delle guide è a pagamento.

La visita è parzialmente accessibile a diversamente abili, si prega di conttatare la segreteria per tutte le informazioni necessarie.

Informazioni turistiche:

Cell: +39 3385208248

Cell: +39 335 6747994

Mail: info@guideaosta.it

Guide turistiche:

www.guideaosta.it

2 Novembre 2015