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Brixia

La Leonessa d'Italia

Sito archeologico Brixia

Brixia

In età romana Brescia – Brixia – era infatti una delle città più importanti dell’Italia settentrionale e nell’area archeologica situata al centro del tessuto urbano sono ancora visibili gli edifici più antichi e più significativi della città: il santuario di età repubblicana (I secolo a.C.), il Capitolium (73 d.C.), il teatro (I-III secolo d.C.), il tratto del lastricato del decumano massimo, su cui insiste oggi via dei Musei, la vista su piazza del Foro, che conserva vestigia della piazza di età romana (I secolo d.C.). Sono inoltre visitabili resti archeologici (foro e impianto termale) al di sotto di palazzo Martinengo, oggi sede della Provincia, e la Basilica, oggi sede della Soprintendenza archeologica.

Santuario Repubblicano

Un monumento conservato in modo sorprendente nel quale, a dispetto del tempo, sono sopravvissuti gli affreschi che decorano le pareti, i pavimenti a mosaico e alcuni arredi cultuali, caso speciale e unico in tutta l’Italia settentrionale. La decorazione delle pareti venne realizzata tra l’89 e il 75 a. C., come il resto dell’edificio, con l’intervento diretto di maestranze dell’area centro meridionale della penisola. Il santuario subì una radicale ristrutturazione in età augustea e venne demolito nel 73 d.C. quando fu costruito il Capitolium.

Le domus erano parte della zona residenziale alle pendici terrazzate del colle Cidneo, racchiusa tra l’area monumentale romana, comprendente il foro e il Tempio Capitolino, e le mura romane.

Le domus furono utilizzate tra il I e il IV secolo. In seguito subirono un degrado progressivo e furono abbandonate. Con l’avvento dei Longobardi, la zona residenziale divenne area demaniale regia, e in seguito ortaglia del Monastero di Santa Giulia.

Le domus furono riscoperte, in buono stato di conservazione, tra il 1967 ed il 1971, con ancora il materiale di crollo dei piani superiori che sigillava il pavimento del piano terreno.

Gli interventi di restauro conservativo iniziarono nel 1980 e proseguirono fino al 1992. Nel 2002 vennero completati con l’annessione del monastero al Museo di Santa Giulia. Oggi è possibile ammirarle attraverso un percorso espositivo che consente ai visitatori di passare, senza soluzione di continuità, dai settori archeologici del museo alle domus.

La Domus di Dioniso risale all’incirca al II secolo. Essa prende il nome da una raffigurazione del dio greco Dioniso, inserita in un mosaico nel pavimento del triclinio.

L’abitazione si visita passando attraverso un percorso che si snoda al di sopra dei resti dei pavimenti e dei muri, in cui è possibile vedere gli splendidi pavimenti decorati e le pareti dell’antica abitazione. Le raffigurazioni sulle pareti ritraggono paesaggi, uccelli, pesci e maschere teatrali.

Caratteristica dell’abitazione è un affresco che mostra un ippopotamo con un sacerdote di Iside che solleva un candelabro, tipico esempio di arte di moda nel II secolo a Roma.

 Particolare dell’ipocausto della domus delle fontane

Proseguendo la visita si arriva alla Domus delle fontane, che deve il suo nome al ritrovamento di notevoli sistemi idrici di incanalamento dell’acqua, che alimentavano anticamente le fontane.

La casa si snodava attorno al perno centrale, rappresentato dalla corte, e la stanza che si è meglio conservata è il soggiorno, di cui si è riusciti anche a ricostruire l’antico soffitto crollato.

In tutta la domus sono visibili i pavimenti sopraelevati che permettevano la circolazione di aria per regolare la temperatura della casa. I pavimenti sono decorati con colori vivacissimi, come ad esempio la rappresentazione delle quattro stagioni, di cui però è giunta intatta solo l’Estate.

Il pavimento situato nella stanza con volta a botte è realizzato in mosaico e decorato con losanghe, fiori e foglie di acanto.

Capitolium

Il Capitolium era il tempio principale di ogni città romana; in esso era attribuito il culto alla “triade capitolina” e cioè le principali divinità del pantheon latino: Giove, Giunone e Minerva. Nello spazio antistante si radunavano i fedeli per le principali cerimonie e venivano compiuti i sacrifici. Oggi è possibile entrare nel tempio e vedere le parti originali della sua decorazione e dell’arredo delle grandi celle. All’interno si conservano i pavimenti originali in lastre di marmi colorati disposte a formare motivi geometrici risalenti al I secolo d.C.

Situato in Via Musei, nel cuore del centro storico della città di Brescia, si affaccia imponente sull’omonima Piazza del Foro, realizzata in epoca successiva sulla base dell’originale foro romano e rialzata di 4,5 m rispetto al livello delle rovine, poste all’altezza dell’antico decumano massimo, alle quali si può oggi accedere tramite scale appositamente realizzate. L’impianto del tempio è quello del classico capitolium romano a tre celle, cioè prostilo, con il colonnato solamente in zona anteriore e chiuso da un muro ai lati e posteriormente. In questo caso, comunque, l’impianto è un poco più articolato, essendo presente un corpo centrale più sporgente affiancato su entrambi i lati da altri due porticati della medesima altezza. Dietro l’avancorpo della facciata esastila (ovvero con sei colonne sul fronte principale) in stile corinzio, si aprono tre celle separate da intercapedini, ognuna ospitante un altare dedicato a tre rispettive divinità, oggi identificate come Minerva, Giove e Giunone. Pregevole e ben conservata è la soglia della cella centrale, la più ampia, realizzata in marmo di Botticino. Si trova in questa cella anche il più imponente dei tre podi, posti al centro di ognuno dei sacelli, sul quale si osserva uno zoccolo in pietra a due gradini. La cella centrale e quella di sinistra sono tutt’oggi provviste dell’originale pavimentazione, in marmo e breccia africana, ornati da bellissimi mosaici ben conservati e restaurati, mentre è andato perduto quello della cella di destra. La cella centrale del tempio, inoltre, ospita alle pareti un esteso lapidario istituito nel 1830 e ampliato nei decenni successivi, dove sono conservate ed esposte numerose opere romane in pietra tra cui are, iscrizioni onorarie e sepolcrali, stele funerarie, miliari e basi di monumenti.

È quasi accertata la presenza di una quarta cella, situata più a est, probabilmente dedicata a Bergimo, dio di provenienza celtica. È infine presente un’ultima cella, che faceva parte dell’antico tempio repubblicano sul quale venne poi edificato il Capitolium, situata al di sotto della struttura di epoca imperiale, risalente addirittura al I secolo a.C. e oggi chiusa al pubblico per il restauro dei bellissimi affreschi che ancora sono conservati al suo interno.

Il timpano, largamente ricostruito, era molto probabilmente ornato da alcune statue e la sommità (acroterio) doveva essere composta da un grande gruppo statuario. Delle antiche colonne del tempio, solamente una è ancora presente completamente integra per tutta la sua lunghezza, ovvero la prima a sinistra, ben riconoscibile perché interamente bianca e non completata dai mattoni. Questa colonna era inoltre l’unico resto che affiorava ai primi dell’Ottocento, quando la zona non era ancora stata indagata archeologicamente, tanto che la sua sommità veniva utilizzata come tavolino nel giardino sul retro di un piccolo caffè sorto in quel punto.

Il tempio poteva essere ammirato dalla grande piazza un tempo antistante ad esso (l’omonima Piazza del Foro che oggi si apre davanti al tempio non si discosta di molto dalle originali dimensioni), che al tempo rappresentava sicuramente il centro nevralgico della vita politica e mondana, delle feste e dei mercati e che era delimitata da un porticato, di cui rimane un’unica colonna corinzia della quale si è già parlato. Sul pavimento al disotto di essa, è incisa quella che potrebbe essere una rudimentale scacchiera, probabile passatempo dei mercanti che avevano bottega qui. Al tempio si accedeva attraverso una scalinata che saliva direttamente dal decumano massimo, suddivisa su due o tre rampe, che conduceva alla terrazza circondante l’edificio, forse allora arricchita da due fontane. Sempre dal decumano massimo si poteva invece scendere per un’altra scalinata, in linea con quella che saliva al tempio, arrivando così sul foro e da lì ai portici (il decumano si posizionava perciò a metà altezza fra il foro e il tempio), creando uno sfondo monumentale alla piazza.

Il Teatro

Il Teatro Romano è situato in una posizione elevata, l’impianto dell’edificio risale all’età augustea (fine I secolo a. C. – I secolo d. C.), ed è stato oggetto nei secoli di ampliamenti e arricchimenti, sino al rifacimento della decorazione architettonica della scena tra II e III secolo d. C. Poteva ospitare 15.000 spettatori, probabilmente misurava 86 metri in larghezza e presenta la forma a emiciclo, ancora oggi ben visibile. Il teatro venne utilizzato sino all’età tardoantica (fine IV – inizio V secolo d. C.).

Il teatro fu costruito in epoca flavia, come il vicino Capitolium (al quale era collegato mediante un porticato), e rimaneggiato durante il principato di Settimio Severo, nel III° secolo. Fu probabilmente danneggiato dallo stesso incendio che, nel IV secolo, fece in parte crollare l’edificio templare posto nelle immediate vicinanze e da un terremoto nel V° secolo, il quale distrusse completamente la scena e il muro che dava sulla strada. Nonostante ciò venne utilizzato fino al 1173.

L’edificio fu riportato alla luce insieme al Capitolium nell’Ottocento, operando la demolizione di tutte le strutture sorte durante le diverse epoche sui resti del teatro, tranne Palazzo Maggi Gambara, che occupa tuttora la parte occidentale della cavea, poiché contenente diversi affreschi di grande valore storico e artistico.

Il teatro fu in parte costruito utilizzando il pendio naturale del colle Cidneo. La scelta dell’impianto è più vicina a quella degli antichi teatri della Grecia che a quelli romani, in cui la cavea era sorretta da sostruzioni. Ciò è oggi ben visibile, visto che le file più basse di gradinate, poggianti direttamente sul terreno, sono le uniche sopravvissute al tempo, mentre tutte quelle sostenute da archi murari sono scomparse a causa del crollo di questi ultimi. La vicinanza del Tempio Capitolino e del Foro, che ricorda per certi versi il teatro di pompeo di Roma, indicava che il teatro era parte integrante della vita sociale e religiosa del cittadino. L’edificio era il più grande del nord Italia dopo il Teatro di verona e misurava 86 metri in larghezza e probabilmente 34 in altezza. La scena era lunga 48 metri. Il teatro poteva ospitare, secondo alcuni calcoli, circa 15000 persone. Come tutti i teatri romani è facilmente riscontrabile la forma a emiciclo, ancora oggi ben visibile. Il teatro era collegato al tempio attraverso una lunga aula, definita dei pilastrini poiché divisa da due file di pilastri con capitelli di ordine tuscanico.

Attualmente sono visibili i resti della cavea e della scena e del muro originario affacciato sulla strada. Altri resti sono nell’area di Palazzo Maggi o inglobati nell’edificio: al suo interno sono inoltre visibili pavimentazioni e resti in muratura di tarda epoca romana, risalenti ai primi anni dell’abbandono del foro. Negli anni sono stati proposti molti progetti di riqualificazione, ad esempio mediante la ricostruzione in legno delle gradinate crollate, ma nulla è stato mai messo in pratica. L’intervento, difatti, avrebbe senso se fosse risistemato lo stesso contesto, anche in materia di accessibilità: il teatro è infatti oggi molto sacrificato fra il Colle Cidneo e una stecca di edifici residenziali medievali a sud, scampati alle demolizioni, che andrebbero per forza demoliti, in parte o totalmente, se si volesse tentare di ricostruire anche un minimo di scena-fronte e un qualsiasi collegamento efficace con Via Musei, oggi limitato agli sbocchi dello stretto vicolo che lo raggiunge.

Come arrivare:

Il parco archeologico di Brescia Romana si raggiunge uscendo al casello di Brescia dell’autostrada A4, e proseguendo per Via dei Musei, 81/b.

Periodo d’apertura:

Dal 9 maggio al 15 giugno – dal 1° ottobre al 17 gennaio
martedì – venerdì 9.30 – 17.30
sabato – domenica 9.30 – 19.00
Dal 16 giugno al 30 settembre:
martedì – domenica ore 10.30-19.00
1° gennaio ore 12.00 – 17.30:
chiuso tutti i lunedì non festivi,
il 24, il 25 e il 31 dicembre.

Tariffa d’ingresso:

Il biglietto d’ingresso Brixia comprende la visita alla mostra allestita presso il Museo di Santa Giulia e al Parco Archeologico (Santuario repubblicano, Capitolium e teatro). Nel prezzo del biglietto è compresa la audio-guida multimediale per i visitatori singoli. Sono inoltre previste due tipologie di biglietto che integrano Brixia con il Museo di Santa Giulia o con i Musei del Castello.
€ 13,00 intero BRIXIA
€ 11,00 ridotto BRIXIA
€ 10,00 ridotto BRIXIA gruppi
€ 6,00 ridotto BRIXIA scuole
€ 17,50 intero BRIXIA+Santa Giulia
€ 15,50 ridotto BRIXIA+Santa Giulia
€ 13,50 ridotto gruppi BRIXIA+Santa Giulia
€ 10,50 ridotto scuole BRIXIA+Santa Giulia
€ 15,00 intero BRIXIA+Castello
€ 13,00 ridotto BRIXIA+Castello
€ 9,00 ridotto scuole BRIXIA + Castello

Ufficio informazioni turistiche di riferimento:

CUP – CENTRO UNICO PRENOTAZIONI
presso Museo di Santa Giulia
Tel. +390302977833
Mail: santagiulia@bresciamusei.com

Guide turistiche:

www.scopribrescia.com

 

 

24 Febbraio 2015