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Villa del Casale

Sito archeologico Villa romana del Casale

Villa romana del Casale

La struttura romana, di epoca tardo imperiale, per la sua eccezionale ricchezza di elementi architettonici e decorativi, è divenuta oggetto di particolare rilievo all’interno del programma di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio della regione siciliana, la cui gestione è oggi affidata al Parco Archeologico della Villa Romana del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei Comuni limitrofi, Istituto dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali. La Villa, tutelata dall’Unesco dal 1997, è appartenuta ad un esponente dell’aristocrazia senatoria romana, forse un governatore di Roma  (Praefectus Urbi); secondo alcuni studiosi fu, invece, costruita e ampliata su diretta committenza imperiale. Per la sua bellezza e complessità, può considerarsi  uno degli esempi più significativi di dimora di rappresentanza rispetto ad altri coevi dell’Occidente romano. L’alto profilo del suo committente viene celebrato, in modo eloquente, attraverso un programma iconografico, stilisticamente influenzato dalla cultura africana, che si dispiega, con ricchezza compositiva, in una moltitudine di ambienti a carattere pubblico e privato.

Il latifondo

Posta in una valle appena lambita dal fiume Gela, la Villa romana del Casale costituisce la “pars dominica” di un più vasto latifondo incentrato sulla mansio posta in contrada Sofiana. Il latifondo pertinente alla villa padronale, citato nell’Itinerarium Antonini prende il nome di Filosofiana.  Dopo un iniziale abbandono delle campagne avvenuto tra il I e il III sec d.C., il Praedium diviene centro organizzativo durante la ripresa della politica agraria in Sicilia, a seguito della fondazione di Costantinopoli.

Le funzioni della villa nel IV° sec. d.c.

Il ruolo centrale assunto dalla campagna, nel quadro economico del tempo, comporta che le ville non siano più considerate lucreziani templa serena luoghi suburbani riservati solo a brevi periodi di otium, ma anche sede di negotium, vivi centri di interesse e di attività economica; l’otium negotiosum, che riguarda il lavoro dei campi e la sfera di produzione, convive ora con gli otia che accompagnano le attività intellettuali e la meditazione filosofica. Tale tesi viene avvalorata dal ritrovamento della pars rustica della villa, sul lato ovest del piazzale d’ingresso, con i resti di una sala tripartita da pilastri e di un secondo ambiente, a sud di questa, individuabili entrambi come magazzini per il deposito dei prodotti agricoli. Le molte sale di ricevimento e di rappresentanza riflettono l’esigenza della villa tardo antica di soddisfare diverse funzioni e di avere spazi per gestire le attività del dominus e della villa; così, al negotium, si affianca anche l’officium con le attività amministrative. Tutto ciò trasforma la villa romana tardoantica in una città in miniatura, attuando un trasferimento del macrocosmo cittadino nel microcosmo suburbano, tanto da fare esclamare a uno storico del V secolo, Olimpiodoro Tebano, che le ville “erano come una città, e che anzi contenevano mille città” (framm. 57).

La struttura, i suoi assi

La villa del Casale si adagia sulle pendici del monte Mangone e si articola su tre grandi livelli, che ricalcano la natura del terreno: a partire dall’ingresso monumentale e dalle terme, si sale di un livello al peristilio, fino a salire ancora nell’ambulacro della “grande caccia” e nella basilica; in particolare il pavimento dell’aula basilicale, che si trova a ridosso del monte, è leggermente inclinato poiché segue la pendenza del suolo. È interessante notare che, per quanto la struttura si adatti all’ambiente, essa tenda a chiudere gli spazi, piuttosto che ad aprirli verso l’esterno: percorrendo la villa non si incontrano  sbocchi sul paesaggio e i portici che la attraversano sono rivolti verso l’interno. Tale “introversione” è favorita anche dalla non-assialità degli ambienti. Il palazzo di Diocleziano a Spalato, con la sua perfetta organizzazione simmetrica rappresenta una struttura proporzionale e inquadrata. La Villa del Casale, invece, ad un primo sguardo sembra una composizione disorganica.In realtà, grazie ad un’attenta osservazione strutturale, si può individuare una logica interna alla creazione dell’edificio. Salvatore Settis ha riconosciuto quattro nuclei costitutivi: ingresso monumentale; peristilio quadrangolare e ambienti che si raccolgono attorno ad esso; terme; peristilio ovoidale e sala triabsidata. La particolarità della Villa del Casale è data anche dal raddoppiamento del peristilio, infatti il  portico ovoidale risulta una struttura alternativa rispetto a quello quadrangolare. Entrambi sono accomunati da un andamento ascendente poiché conducono alle sale più fastose e importanti della residenza.

Pubblico e privato

Una villa di tale magnificenza riflette tutta la complessità della vita e delle attività di un personaggio di altissimo rango nel tardo impero. In essa infatti si possono rintracciare differenti percorsi, alcuni dal carattere pubblico, altri privato. Il percorso più ufficiale è certamente quello che dall’ingresso monumentale, attraverso il vestibolo e la parte sud del peristilio quadrangolare, conduce all’ambulacro della “grande caccia” e quindi alla basilica, luogo pubblico di ricevimento. La sequenza peristilio-ambulacro-basilica generalmente connota i palazzi imperiali, ma non è loro esclusiva, infatti è ravvisabile anche in ville private come la villa di Patti in Sicilia. Il peristilio e l’ambulacro mettono in comunicazione anche gli ambienti di servizio e gli appartamenti del dominus, che invece sono parte del percorso privato. Per questo è utile sottolineare che la distinzione tra pubblico e privato nella villa non è così netta. Gli studi recenti hanno rilevato come il termine privato non corrisponda allo stesso concetto nel mondo latino. Si può parlare infatti di ambienti “riservati” a ospiti selezionati. Così il peristilio ovoidale e la sala triabsidata possono essere considerati pars privata: non perché destinati unicamente all’uso del dominus, ma in quanto  luogo lussuoso tenuto in serbo per ospiti ed eventi rilevanti. Infine, si trovano ambienti con una doppia valenza, come le terme, spazio sia pubblico che privato, dotate sia di un accesso dall’interno della villa che dall’esterno.

Storia degli ascavi e datazione

La scoperta della villa si deve a Gino Vinicio Gentili, che nel 1950 ne intraprese l’esplorazione in seguito alle segnalazioni degli abitanti del posto. Basandosi principalmente sullo stile dei mosaici, lo scopritore datò in un primo momento l’impianto della sontuosa abitazione sorta su una più antica fattoria non prima della metà del III° secolo. La scoperta della villa si deve a Gino Vinicio Gentili, che nel 1950 ne intraprese l’esplorazione in seguito alle segnalazioni degli abitanti del posto. Basandosi principalmente sullo stile dei mosaici, lo scopritore datò in un primo momento l’impianto della sontuosa abitazione – sorta su una più antica fattoria non prima della metà del IV secolo. Successivamente lo stesso studioso assegnò la villa all’età tetrarchia (285 – 305). Secondo Ranuccio Bianchi Bandinelli la villa va datata al primo venticinquennio del IV secolo. Gli esami sulle murature hanno datato la villa e i mosaici stessi a una successione di tempi che va all’incirca dal 320 al 370.

Descrizione generale

Tra i resti della villa si individuano quattro nuclei separati, posti sul declivio collinare e in leggera ascensione, ciascuno di diverso orientamento assiale, ma strettamente connessi tra loro: ingresso monumentale a tre arcate con cortile a ferro di cavallo (ambienti 1-2); corpo centrale della villa, organizzato intorno ad una corte a peristilio quadrangolare, dotata di giardino con vasca mistilinea al centro (ambienti 8-39); grande trichora preceduta da un peristilio ovoidale circondato a sua volta da un altro gruppo di vani (ambienti 47-55) complesso termale, con accesso dall’angolo nord-occidentale del peristilio quadrangolare (ambienti 40-46). Molte delle sale della residenza presentano il pavimento con mosaici figurati in tessere colorate. Le differenze stilistiche fra i mosaici dei diversi nuclei sono molto evidenti. Questo, tuttavia, non indica necessariamente un’esecuzione in tempi diversi, ma probabilmente maestranze differenti, che utilizzarono vari “album di modelli”.

La decorazione e i suoi significati

La principale ricchezza della Villa del Casale risiede ancora oggi nel suo magnifico apparato decorativo. I marmi in opus sectile che originariamente decoravano le pareti e il pavimento della basilica suggeriscono l’importanza e l’ufficialità dell’ambiente. In particolare i mosaici, che adornano ancora quasi tutte le sale, rappresentano una notevolissima rassegna di iconografie tipiche della fine del III e prima metà del IV secolo. È in dubbio se essi siano stati eseguiti nel medesimo periodo, poiché sono rilevabili differenze stilistiche tra le figurazioni del triclinio triabsidato e quelle del resto della residenza. Tra i soggetti raffigurati nei tappeti musivi si possono distinguere diversi temi. Sono particolarmente interessanti le scene “realistiche” che celebrano la figura del dominus, padrone di casa, come il mosaico dell’adventus nel vestibolo e la “piccola caccia”, o che richiamano Roma e i suoi spettacoli circensi, come il mosaico della “grande caccia” e la corsa delle quadrighe nella palestra. Anche nelle scene mitologiche troviamo una continuità tematica: nell’apoteosi di Ercole che sconfigge i giganti, nella figura di Orfeo che doma gli animali terrestri e di Arione che ammansisce quelli marini, si legge ancora un’esaltazione eroica del committente tramite immagini di trionfo della ragione e della virtù sulle forze selvagge della natura. Infine, le scene di genere, come i busti raffiguranti le stagioni, o gli xenia, doni ospitali di frutta, uccelli o pesci, insieme alle numerose scene con eroti pescatori e vendemmianti, si inseriscono nel cosiddetto “ciclo dei latifondi” finalizzati anch’essi dalla celebrazione del dominus attraverso la manifestazione della ricchezza e della produttività della sua terra.

Ingresso monumentale e vestibolo

L’accesso alla residenza avveniva attraverso un passaggio a tre archi, decorato da fontane e da pitture di carattere militare, che richiama da vicino un arco trionfale. Da qui si poteva accedere al complesso termale e al complesso residenziale.
Il cortile a ferro di cavallo è circondato da colonne in marmo con capitelli ionici, al centro sono i resti di una fontana quadrata. Dell’originaria pavimentazione si conserva lungo il lato nord del cortile un lacerto di mosaico bicromo con decorazione a motivi vegetali e squame. Sul lato occidentale del cortile si trovava una latrina.
Dall’ingresso alcuni gradini conducono al vestibolo: al centro di un pavimento geometrico è inserita una scena parzialmente conservata di adventus (ingresso cerimoniale) su due registri. Nel registro superiore un uomo con corona di foglie sul capo e candelabro nella mano destra, fiancheggiato da due giovani con ramoscelli in mano, sembra attendere l’arrivo di un ospite importante. Nel registro inferiore alcuni giovanetti recitano o cantano con dittici aperti nelle mani. Gli studiosi vi hanno visto una scena religiosa oppure un solenne benvenuto (salutatio) per l’ingresso del proprietario – di certo una personalità di rilievo – nella sua casa.

Peristilio quadrangolare

Dal vestibolo si accede al peristilio: il mosaico presenta qui una serie di ghirlande d’alloro includenti teste di animali di molte specie diverse (felini, antilopi, tori, capri selvatici, cavalli, onagri, cervi, arieti, un elefante e uno struzzo). L’orientamento delle teste cambia in due punti: in corrispondenza dell’ingresso dal vestibolo, e ai piedi della scala d’accesso al complesso della sala absidata sul lato orientale. Questo cambiamento aveva probabilmente la funzione di enfatizzare i due itinerari percorribili all’interno dell’edificio: quello privato, a sinistra dell’entrata, che conduceva alle stanze del lato settentrionale, e quello pubblico, verso la sala absidata sul lato est e il nucleo del triclinio con peristilio ovoidale. Al centro del peristilio si trovava una grande fontana: due vasche semicircolari con il lato curvo rivolto simmetricamente al centro inquadravano una vasca di forma rettangolare allungata, che con due archi sui lati maggiori delineavano una circonferenza centrale.In asse con il vestibolo, appena oltre il porticato del peristilio, si trova un piccolo vano absidato, il “Sacello dei Lari”, inquadrato da due colonne del peristilio e con pavimento a mosaico geometrico. Il motivo presenta due quadrati intersecati, ornati da una treccia semplice, che formano una losanga con foglia di edera al centro. La foglia di edera, simbolo dionisiaco e motivo decorativo d’ascendenza sasanide, ricorre frequentemente in numerosi pavimenti della villa.

Ambienti sul lato nord del grande peristilio

Lungo il lato settentrionale del peristilio si aprono ambienti di varia destinazione, forse un gineceo o un hospitium. Tre vani iniziali, ambienti di servizio in funzione della cucina, e altri due in fondo, a servizio del vicino appartamento padronale, hanno pavimenti a mosaico con motivi geometrici. Gli schemi decorativi presenti si ritrovano nel repertorio dei mosaici nordafricani: le ipotesi sono che i motivi adottati nella villa siano stati elaborati a Roma o in Italia, e siano quindi passati successivamente in Africa, oppure che fossero già stati rielaborati nell’ambiente artistico nordafricano tra la fine del II e gli inizi del III secolo.
I due ambienti successivi che si aprono su questo braccio del peristilio sono probabilmente camere da letto (cubicula), preceduti da anticamere e con pareti decorate da pitture.
In uno dei vani sul pavimento a mosaico sono raffigurate sei coppie di personaggi, disposte su due registri. L’interpretazione è controversa: alcuni vi hanno visto episodi di ratto, forse il ratto delle Sabine, mentre altri, per la mancanza di atteggiamenti di violenza o sopraffazione nelle figure maschili, ipotizzano piuttosto che si tratti di danze campestri nelle feste primaverili in onore di Cerere. Teste, abbigliamento, gioielli sono ricchi di particolari, secondo modalità tipiche dell’arte tardoantica, e le scene sono statiche e frontali, con il senso di movimento suggerito soltanto dallo svolazzare dei mantelli. La linea su cui poggiano le figure del registro superiore presenta le ombre portate.
La seconda camera da letto presenta un mosaico pavimentale con Eroti pescatori, con ricca decorazione sulle barche e negli abiti. Gli Eroti portano sulla fronte un segno a V, di incerta interpretazione, che ritroviamo anche nei mosaici nordafricani del IV secolo. Il tema degli Eroti si ripete più volte nelle sale della villa e si ripetono anche gli stessi motivi, come le ville marittime nel paesaggio dello sfondo, l’Erote che rovescia il cesto con i pesci o l’altro che sta per colpire una preda con il tridente.
La successiva sala che si apre sul lato settentrionale del peristilio, forse una sala da pranzo (coenatio) invernale, di maggiori dimensioni delle altre e con l’ingresso preceduto da due colonne, conserva il mosaico pavimentale della “Piccola caccia”. Sono raffigurate dodici scene disposte su quattro registri;
nel primo registro dall’alto, un cacciatore e i suoi cani all’inseguimento di una volpe;
nel secondo registro, un sacrificio a Diana, tra due uomini che portano sulle spalle un cinghiale legato e un terzo che porta una lepre;
nel terzo registro, due uomini che spiano alcuni volatili sulle foglie di un albero, una vasta scena con il banchetto del proprietario con i suoi attendenti nel bosco, un cacciatore in atto di colpire una lepre col venabulum;
nel quarto registro la cattura di tre cervi con una rete e il drammatico abbattimento di un cinghiale che ha ferito un uomo in una palude. Sono degne di nota le figure dei due servi nascosti dietro la roccia: uno prova a colpire la bestia con un sasso, l’altro si tocca la fronte impaurito.
Quelle rappresentate sono vere e proprie scene di caccia (venatio), che dovevano far parte della vita quotidiana del padrone della villa. Il sacrificio a Diana, propiziatorio del buon esito della caccia, richiama da vicino uno dei tondi adrianei dell’arco di Costantino col medesimo soggetto. I moduli compositivi sono però a Piazza Armerina tipici della tarda antichità: il sacrificante e gli assistenti sono in posizione frontale, i rami degli alberi si dispongono simmetricamente ai lati della scena e la tenda (velarium) crea uno spazio di rispetto per il personaggio principale, con funzione analoga a quella del ciborio delle chiese paleocristiane. Le scene di caccia derivano dal repertorio tipico di tutta l’area dell’Occidente Mediterraneo, e si dispongono intorno ai due episodi centrali del sacrificio e del banchetto con ordine e simmetria. Lo schema compositivo sembra derivare dal repertorio nordafricano e richiamano per lo stile i mosaici nella “Casa dei Cavalli” di Cartagine e, per le caratteristiche compositivo-iconografiche, quelli in una villa di Ippona: è possibile che le maestranze provenissero dall’Africa Proconsolare e in particolare dalla stessa Cartagine. Il vano trapezoidale di raccordo tra il peristilio e le terme ha un mosaico di dama con ancella.

Corridio della ” Grande Caccia”

Dal lato di fondo orientale del peristilio si accede al corridoio sopraelevato della “Grande Caccia” (65,93 m di lunghezza e 5 m di larghezza), con le estremità absidate. Su questo corridoio, elemento di raccordo e separazione tra parte pubblica e privata, si aprivano la grande sala absidata di rappresentanza e gli appartamenti padronali. L’importanza era sottolineata dal portico che si apre nella sua parte centrale verso il peristilio e dalla leggera soprelevazione: vi accedevano due scale dai bracci nord e sud del peristilio, e una terza centrale, di fronte all’ingresso della grande sala absidata.
A dispetto del nome con cui è conosciuto, il soggetto del mosaico pavimentale rappresenta una grande battuta di cattura, non caccia, di bestie selvatiche per i giochi dell’anfiteatro a Roma: nessun animale viene infatti abbattuto e i cacciatori usano le armi solo per difendersi. Le caratteristiche tecniche, unite all’analisi delle cesure evidenti sullo sfondo del mosaico, hanno consentito di individuare 7 scene, eseguite da due gruppi distinti di mosaicisti.
Le prime tre scene sono realizzate con tessere quadrate di piccole dimensioni (5–6 mm), di forma molto regolare, e con una certa quantità di faience; sono impiegate poche scaglie di pietra, e ci sono circa venticinque colori diversi.
Le scene restanti, nella metà sud del corridoio, sono realizzate con tessere un po’ grandi (6–8 mm), scaglie di pietra più frequenti e minor precisione nei dettagli; sono presenti quindici colori.
La differenza stilistica fra le due parti del corridoio è assai evidente. Mentre nella metà sud le figure sono secche, schematiche e prive di volume, quelle della metà nord spiccano per la resa plastica e naturalistica dei corpi delle belve e per i volumi dei panneggi in libero movimento. È possibile che la parte meridionale del corridoio sia opera di maestranze più conservatrici, fedeli ai canoni stilistici del III secolo e ai modelli del linguaggio figurativo occidentale, mentre nella parte settentrionale avrebbero lavorato mosaicisti più innovatori e più vicini alla cultura figurativa del IV secolo, che avevano assorbito modelli elaborati in Grecia o in Asia Minore e ancora vicini alla tradizione ellenistica.
Nelle absidi alle estremità nord e sud del corridoio abbiamo due figure femminili. Quella a nord, molto lacunosa, tiene nella mano destra una lancia e ha ai lati un leone e un leopardo. Si tratta forse della personificazione della Mauretania o, più genericamente, dell’Africa. L’altra figura femminile dalla pelle olivastra, per la presenza dell’elefante dalle orecchie piccole, della tigre e della fenice, rappresenterebbe l’Egitto (Africa orientale quindi) o, secondo altri, l’Asia o l’India, come sembrerebbe provare la presenza delle formidines pendenti dai rami, nastri rossi usati dai cacciatori indiani per catturare le tigri. Il resto della decorazione del corridoio è organizzato in tre fasce: quelle laterali con scene di cattura vere e proprie entro confini geografici ben precisi, e quella centrale che rappresenta il trasporto degli animali e zone di mare entro le quali si vedono navi da carico. Le figure nelle absidi quindi sarebbero le personificazioni delle regioni rappresentate nella parte di corridoio vicina, nelle quali avveniva la cattura degli animali, convogliati poi al centro per essere spediti a Roma.
L’insieme rappresenta quindi una sorta di compendio su come catturare ogni singola belva, ambientato in due continenti diversi e ad uso e consumo di un dux di una provincia (i duces avevano infatti l’incarico di procurare le fiere per il circo[3]), forse il proprietario stesso che è probabilmente l’uomo maturo rappresentato nel continente di destra in atto di sovrintendere alla cattura con due soldati. La struttura del mosaico è simmetrica, ma la zona destra è più sviluppata, sia perché le terre che rappresenta sono più vaste (a giudicare dagli animali arrivano a includere zone nilotiche e arabiche), sia perché venga collocato in posizione centrale il personaggio chiave del dominus coi soldati.

Come arrivare:

Autostrada: da Gela – strada 117 bis – Piazza Armerina
Aereo: da Aeroporto Fontanarossa – Catania – autostrada A19 uscita Dittaino – direzione Valguarnera – Piazza Armerina
da Aeroporto Punta Raisi/Palermo e Trapani/Birgi – autostrada A19 uscita Enna – direzione Pergusa – Piazza Armerina
da Aeroporto Comiso – Caltagirone SS514 – San Michele di Ganzaria SS124 – Piazza Armerina
Bus: www.interbus.it , www.saisautolinee.it

Periodo d’apertura:

Orario dall’ultima domenica di marzo all’ultimo sabato di ottobre: la biglietteria rimarrà aperta dalle ore 9,00 alle ore 18,00, il cancello sarà chiuso alle ore 19,00.
Orario dall’ultima domenica di ottobre all’ultimo sabato di marzo: a biglietteria rimarrà aperta dalle ore 9,00 alle ore 16,00, il cancello sarà chiuso alle ore 17,00.
Orario serale: I giorni di venerdi, sabato e domenica dei mesi luglio ed agosto la biglietteria rimarrà aperta fino alle ore 23,00, il cancello verrà chiuso alle ore 23,30.

Tariffa d’ingresso:

Per tutti i visitatori il costo del biglietto è di € 10,00.
La prima domenica di ogni mese l’accesso è libero.
La tariffa ridotta di € 5,00 si applica a:
i cittadini dell’Unione Europea e Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein di età compresa tra i diciotto ed i venticinque anni
i docenti delle scuole statali con incarico a tempo indeterminato
i cittadini di alcuni Paesi extra U.E.
L’ingresso è gratuito per:
i cittadini della Comunità Europea e Svizzera di età inferiore ai 18 anni
i cittadini di alcuni Paesi extra U.E.,a condizione di reciprocità
per altri casi di gratuità
tutti, la prima domenica di ogni mese.

Ufficio informazioni turistiche:

Mail: museo.villacasale@regione.sicilia.it

Guide turistiche:

www.ennaguide.it

 

 

24 Luglio 2015