Contatti tel. 06/87191734 - info@imperiumtour.it

Virunum

Sito archeologico Virunum

Virunum

Il villaggio sul colle

Roma incominciò ad interessarsi di questa zona per motivi economici e soprattutto strategici, e ne favorì l’espansione con la costruzione della via Postumia, che collegava Genova ad Aquileia, rendendo Verona un nodo stradale estremamente importante. La via Postumia passava proprio sotto colle San Pietro (sul quale sorgeva appunto il centro abitato) e oltrepassava l’Adige su un ponte ligneo. Per aumentare la sua stabilità vennero anche rialzate le sponde del fiume.

Nel 102 a.C. ci fu l’invasione dei Cimbri, popolazione nordica che scese nella Gallia cisalpina passando da Verona, ma la successiva vittoria romana e l’estensione del diritto latino anche al villaggio favorì e accelerò la romanizzazione della città. Di questa città ne sono stati trovati resti espliciti, come un bastione costruito tra l’80 e il 90 a.C., e che doveva essere parte di un più ampio sistema di difesa.

La rifondazione della città

Nel I secolo a.C. venne ricostruito il ponte sull’Adige (oggi chiamato ponte Pietra), questa volta con materiale lapideo per avere un collegamento più stabile: il ponte fu, in un certo senso, la cellula generatrice della città, e fu precedente al piano urbanistico generale, che venne deformato per inserirlo nel reticolo urbano. Nel 49 a.C. venne allargata la cittadinanza romana anche a Verona. La possibilità di una futura espansione verso nord consigliò la fortificazione del centro abitato: l’area del colle era, però, di difficile difesa ed era impossibile la ricostruzione di un centro ordinato. Si decise così di spostare la città all’interno dell’ansa dell’Adige, a sud del colle, in quanto il fiume stesso avrebbe protetto da eventuali attacchi esterni, mentre per la difesa sarebbe bastata la costruzione di due tratti di cinta.

La città venne così ricostruita secondo i criteri dei “municipia” romani: uno dei primi collegi di magistrati del municipio si preoccupò di iniziare i lavori urbanistici, con la creazione di strade, cloache, mura e porte regolari, con rigidi regolamenti per la costruzione di edifici da parte dei privati, che dovevano seguire il sistema predisposto dalle autorità. Il decumano massimo (le attuali corso Porta Borsari-corso Santa Anastasia) era il prolungamento della via Postumia, ed era perpendicolare al cardine massimo (attuali, via Sant’Egidio-via Cappello-via Leoni), e paralleli correvano i decumani e cardini minori, in entrambi i casi quattro a destra e tre a sinistra. Questa struttura regolare è ancora ben visibile nelle fotografie aeree di Verona. L’asse longitudinale si allineava a porta Borsari, e nel foro si incrociava al cardine maggiore, che a sua volta si allineava a porta Leoni: l’area veniva quindi divisa in quattro “quartieri”. L’orientamento dello schema urbano, leggermente divergente da quello canonico, consentiva a cinque cardini e sei decumani di sboccare verso la pianura. La città all’interno delle mura si sviluppò su 480.000 m², ed era quindi uno dei maggiori centri abitati dell’Italia settentrionale.

A Verona furono costruite due cinte murarie, una di epoca tardo repubblicana e meno conosciuta, ed una più conservata costruita in epoca imperiale da Gallieno (da cui prendono il nome). La cinta repubblicana era lunga più di 900 metri, ed aveva un segmento orientato in direzione nordovest-sudest e l’altro orientato in direzione nordest-sudovest, in cui si aprivano rispettivamente porta Borsari e porta Leoni. Le mura repubblicane furono realizzate a filari alternati di grossi ciottoli, legati con malta e mattoni, e non subirono rinnovamenti fino al III secolo, mentre le porte, inizialmente piuttosto semplici, vennero rivestite e rese monumentali.

All’interno di Verona si sviluppò il foro, corrispondente all’odierna piazza delle Erbe, ai lati del quale si trovavano il campidoglio, la basilica e vari edifici pubblici.

Il colle San Pietro rimase collegato alla città: venne risistemato con l’abbattimento dei vecchi edifici ed infine trasformato in una grande scenografia per la città, in perfetto asse con i decumani. Il colle venne inquadrato tra i ponti lapidei Pietra e Postumio, fu costruito il theatrvm veronae raccordato da scale e tre terrazze ad un tempio posto sulla sommità del colle, mentre a lato del teatro sorse un più piccolo Odeon. La cinta muraria proteggeva anche il colle e i due fondamentali ponti, e due porte (di cui sono state trovate le fondazioni di quella vicina al ponte Pietra) consentivano il passaggio lungo il fiume. Quest’area, realizzata in posizione panoramica ed in asse con i decumani, si inserisce coerentemente nell’ambito urbano veronese, ed è molto probabile che fosse stato progettato contemporaneamente all’impianto urbano, anche se la sua realizzazione richiese certamente più tempo.

Il grande impianto urbanistico venne realizzato tenendo conto dell’espansione della città per più di un secolo, quindi l’area protetta da mura fu oltrepassata dalle costruzioni solo in epoca imperiale, come fanno pensare anche, per esempio, gli edifici rinvenuti in piazza Bra.

L’età imperiale

L’importanza strategica e economica portò ad un incremento della popolazione che comportò la costruzione di abitazioni ed edifici anche all’esterno della cinta muraria. Durante la dinastia giulio-claudia venne costruito l’arco dei Gavi poco fuori la città (risulta essere il primo monumento extraurbano), lungo la via Postumia, e svolgeva quindi la funzione di ingresso trionfale alla città. Più tardi viene realizzato il grande anfiteatro, conosciuto oggi con il nome di Arena, il quale venne costruito all’esterno delle mura per via della sua enorme mole. Nell’età dei Flavi si realizzò la monumentalizzazione del foro, oltre alla costruzione delle Thermae Iuventianae e del Capitolium. Fu quindi nel I secolo che Verona viene ad assumere quella ricchezza architettonica e decorativa che ne fece la città con più monumenti della Gallia Cisalpina.

L’espansione della città continuò fino al III secolo, ma nel 258 gli Alemanni irruppero dalla val d’Adige, e, anche se vennero sconfitti, l’imperatore Gallieno si convinse di dover fortificare ulteriormente Verona. La costruzione dei 1300 metri delle nuove mura durò dal 3 aprile al 4 dicembre 265. La nuova cinta venne eretta pochi metri all’esterno di quella repubblicana, ma includeva anche l’Arena. Inoltre venne innalzata anche sul colle San Pietro, a difesa del teatro e del tempio, e su questa parte della città vennero aperte due nuove porte, di cui sono state trovate le fondazioni. Le nuove zone abitate non vennero comprese dalle mura in quanto erano ormai troppo estese per poter essere ben difese.

La superficie occupata era quindi di 480.000 m², con strade larghe 8 m (di cui la carreggiata 5,90 m) che si incrociavano (ed incrociano) ogni 82–85 m, andando così a formare un isolato di 77×77 m a pianta quadrata. La rete fognaria seguiva il regolare impianto stradale, e l’unica nota particolare è il ponte Pietra, fuori dallo schema geometrico stradale, poiché costruito al posto di un antico ponte in legno.

Museo Civico Archeologico al Teatro Romano

Il Museo Archeologico al Teatro romano fu inaugurato nel 1924 negli ambienti dell’ex convento dei Gesuati di San Gerolamo, eretto nel tardo Quattrocento alle spalle del teatro stesso. L’esposizione è organizzata su alcune terrazze poste a quote diverse, oltre che negli ambienti conventuali; propone materiali dell’edificio teatrale, da Verona e provincia e da collezioni acquisite nel corso del tempo. Il Museo Archeologico al Teatro romano costituisce uno straordinario esempio di museo della città, collocato in una delle zone panoramicamente più suggestive e archeologicamente più interessanti di tutta Verona.

I primi scavi che interessarono il complesso del teatro romano furono condotti nella prima metà dell’Ottocento da Andrea Monga; il lavoro fu completato dal Comune di Verona, che acquistò l’area nel 1904 e ricostruì parte delle antiche strutture. Le collezioni archeologiche raccolte dal Comune di Verona rimasero presso il Museo Civico a porta Vittoria (attuale Museo di Storia Naturale) fino a quando venne istituito il Museo Archeologico al Teatro romano. L’allestimento attuale unisce zone allestite dagli anni Venti agli anni Settanta del secolo scorso a zone di recente risistemate e riaperte alla visita.

Teatro romano

Il Teatro romano di Verona fu costruito verso la fine del I sec. a.C. Oggi sono visibili i resti dell’edificio scenico, dell’orchestra, della cavea, di due ordini di gallerie e di un loggiato sommitale.

L’area del Teatro romano di Verona venne abbandonata in età antica e successivamente occupata da diverse costruzioni civili e religiose. La riscoperta dell’edificio avvenne nel XVIII e nel XIX secolo vennero condotte le prime ricerche archeologiche ad opera di A. Monga, con la demolizione di alcuni degli edifici precedentemente costruiti sul teatro e lo scavo parziale della cavea. Nel 1904 tutta l’area venne acquistata dal Comune di Verona e, fino al 1914, le rimanenti case soprastanti furono demolite, la cavea venne svuotata e si procedette ad un intervento di parziale ricostruzione delle architetture. L’area archeologica oggetto di questa visita si colloca nel centro odierno di Verona. Rispetto all’abitato romano essa sorgeva sulla riva sinistra dell’Adige, in una zona decentrata rispetto al foro che nel corso del I sec. a.C. fu oggetto di una complessiva ristrutturazione.

Ponte Pietra

Ponte Pietra congiungeva il centro cittadino romano al quartiere del teatro ed era costituito da una sequenza di cinque arcate, delle quali ne rimangono oggi solo due, prossime alla riva sinistra dell’Adige.

Ponte Pietra è rimasto sempre a vista ma nella sua struttura odierna è il risultato di interventi diversi. Di epoca romana sono le due arcate presso la riva sinistra dell’Adige, mentre quella della riva destra venne costruita nel 1298 dal signore di Verona, Alberto della Scala. Le due arcate centrali furono invece realizzate nel 1520. Il ponte venne distrutto alla fine della Seconda Guerra Mondiale dalle truppe tedesche in ritirata, ma fu ricostruito fedelmente tra il 1957 e il 1959.

Ponte Pietra attraversa l’ansa del fiume Adige che racchiude il centro storico di Verona nel suo punto più settentrionale, a ridosso del Colle di San Pietro.

Case, strade ed edifici pubblici romani

L’area archeologica conserva strutture comprese fra il I sec. a.C. e il XV sec. d.C., in particolare parte del complesso forense e di un quartiere abitativo di Verona romana e tardoantica.

Il sito è stato oggetto di scavi archeologici tra il 1981 e il 1986, durante i restauri del palazzo che ospitava il Tribunale di Verona (ora Centro Internazionale di Fotografia). Esso è quindi stato restaurato, valorizzato e aperto al pubblico nel 1996. L’area archeologica si colloca nel cuore del centro cittadino odierno e di quello romano, rispetto al quale sorgeva poco a sudest dell’antico foro.

Seconda metà I sec. a.C. – età medievale

Porta romana ” Borsari “

Porta Borsari, costruita verso la fine del I sec. a.C. e ristrutturata verso la metà del I sec. d.C., era una delle porte urbiche di Verona romana e segnava l’ingresso della via Postumia in città. Il monumento è in vista da sempre. La Porta Borsari si trovava lungo il tratto occidentale della cinta muraria, in corrispondenza dell’ingresso della via Postumia in città.

Arco onorario romano dei ” Gavi “

L’Arco dei Gavi è un monumento del I sec. d.C. fatto costruire da una importante famiglia veronese, la gens Gavia, con finalità autocelebrative. In origine esso era stato eretto lungo la via Postumia, la grande strada consolare che toccava Verona. Nel 1805, tuttavia, fu smontato perché ritenuto di intralcio per il traffico. Venne ricostruito nel 1932, in luogo diverso dall’originale: la collocazione originaria è tuttavia riconoscibile per la segnalazione della posizione delle basi dei pilastri sul selciato di fronte all’ingresso al Museo di Castelvecchio, in Corso Cavour.

In origine l’arco dei Gavi era sulla via Postumia, sul rettifilo di Porta Borsari, a 550 m da essa. Quello che si può vedere oggi è la ricostruzione del monumento, fuori dal suo contesto originale, avvenuta nel 1932 in seguito allo smantellamento operato nel 1805.

L’arco dei Gavi si collocava appena all’esterno della città, verso ovest, a circa 800 metri da Porta Borsari.

Museo lapidario Maffeiano

Il Museo Lapidario Maffeiano, sito nello spazio antistante al Teatro Filarmonico, nella centralissima Piazza Bra, fu costruito nella prima metà del Settecento per esporre la raccolta di iscrizioni creata da Scipione Maffei (1675-1755), che inizialmente riordinò le epigrafi presenti presso l’Accademia Filarmonica e in un secondo momento le integrò con numerose nuove acquisizioni. La grande novità di questo museo, al momento della sua fondazione, fu il carattere pubblico dell’esposizione, inteso non tanto come status giuridico ma come forma di fruizione. Si trattava infatti del luogo idoneo per svolgere una dichiarata funzione didattica e per avvicinare i cittadini alla cultura.

Il primo nucleo di iscrizioni raccolte all’interno del cortile dell’Accademia Filarmonica fu donato dal conte Cesare Nichesola agli inizi del XVII secolo. Successivamente altri importanti nomi dell’aristocrazia veronese contribuirono ad accrescere la collezione con il lascito delle loro personali collezioni archeologiche. Dopo un lungo periodo di silenzio, quasi un secolo dopo, fu Scipione Maffei, insigne uomo di cultura veronese, che si occupò di arricchire la collezione e di riordinarla secondo criteri fortemente didattici e razionali. Egli fece costruire dapprima un muro in cui furono inserite iscrizioni e opere lapidee, poi sostituito da due bassi portichetti di ordine dorico, che si saldavano al maestoso pronao del Teatro Filarmonico (ultimati nel 1745, su progetto dell’architetto Alessandro Pompei). Nel 1893 fu affidata al comune la gestione delle opere; in epoca fascista fu risistemato subendo una radicale riduzione del cortile e nel 1982 venne completamente riallestito secondo criteri museografici moderni.

Anfiteatro romano ” l’Arena “

L’edificio romano che domina piazza Bra è uno degli anfiteatri meglio conservati e più grandi del mondo romano, sede oggi di manifestazioni di vario genere. Ha pianta ellittica di circa 152 x 123 m e si conserva oggi per parte dell’anello esterno e della cavea.

Il monumento, rimasto costantemente a vista nel corso dei secoli, fu utilizzato nel tempo per varie funzioni legate alla vita cittadina e come fonte di materiali da costruzione. Il primo intervento sul monumento si data ad epoca rinascimentale, quando venne ricostruita la cavea. I restauri sono proseguiti nel XIX secolo, fino ad oggi. L’anfiteatro si colloca nel centro storico di Verona ma, in epoca romana, esso venne ad inserirsi all’interno della cinta muraria solo all’epoca di Gallieno (265 d.C.).

Domus romana presso la Banca Popolare di Piazza Nogara

La domus di Piazza Nogara è una degli esempi meglio conservati di edilizia privata romana a Verona e in Italia Settentrionale. Fu costruita alla fine del I sec. a.C. e successivamente ristrutturata fra il II e il III sec. d.C., quando vennero aggiunti i mosaici oggi eccezionalmente conservati nell’area archeologica.

La domus di Piazza Nogara venne rinvenuta nel 1976, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio della Banca Popolare di Verona. Negli anni successivi lo scavo condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto portò alla completa messa in luce della struttura, poi restaurata per la sua fruizione pubblica. La domus di Piazza Nogara si colloca nel centro storico di Verona e, rispetto all’abitato romano, si trovava all’interno di un isolato del settore sudorientale della città.

Porta romana dei “Leoni”

Porta Leoni costituiva uno degli ingressi principali a Verona romana, al limite sud del cardine massimo e venne costruita nella seconda metà del I sec. a.C. e ristrutturata nel I sec. d.C.

I resti di Porta Leoni in parte sono da sempre visibili, in parte furono messi in luce con i restauri del 1958-1959. Lo scavo della porta (uno dei primi scavi urbani della città) e la sua musealizzazione al centro di Via Leoni risalgono agli anni 1974-1981. Queste ricerche archeologiche hanno consentito di comprendere l’impianto e lo sviluppo in elevato della struttura.

La porta Leoni si trova lungo il tratto sudorientale della cinta muraria, dove una importante strada extraurbana incrociava il perimetro murario.

Come arrivare:

Autostrada:

A4 Serenissima Milano – Venezia, uscendo a Verona Sud.

A 22 Brennero – Modena, raggiungendo il raccordo con la A 4 in direzione Venezia con uscita a Verona Sud.

Arrivati all’uscita dal casello autostradale seguire l’indicazione con la dicitura “tutte le direzioni” e successivamente quella per il centro.

L’Aeroporto Valerio Catullo di Verona Villafranca:

si trova a circa 10 chilometri dal centro città, in direzione sud-ovest. Presso l’Aeroporto Catullo operano varie compagnie aeree tra cui Air Dolomiti.
È disponibile un servizio di autobus navetta dall’aeroporto alla Stazione FS di Porta Nuova e viceversa. La fermata dell’autobus si trova davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.
Anche l’Aeroporto Gabriele D’Annunzio di Brescia Montichiari, a 52 Km da Verona, è collegato alla Stazione FS di Verona Porta Nuova da una navetta che effettua il servizio di collegamento due volte al giorno. Anche la fermata di questa navetta si trova davanti alla Stazione FS di Verona Porta Nuova.

Periodo d’apertura:

Il Museo Lapidario Maffeiano è aperto al pubblico nei seguenti orari:
dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 14.00
La biglietteria chiude alle 13.15.
Il Museo è chiuso il lunedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre.

Il Museo Archeologico resterà chiuso al pubblico per lavori di restauro fino al 2015. Durante questo periodo è visitabile la cavea del Teatro con i seguenti orari:
il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30
La biglietteria chiude alle 18.45.

Tariffa d’ingresso:

Il Museo Lapidario Maffeiano:

biglietto intero: € 4,50
biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 3,00
biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
biglietto cumulativo musei Maffeiano/Arena intero: € 11,00
biglietto cumulativo musei Maffeiano/Arena ridotto: € 8,00
biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano intero: € 7,00
biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano ridotto: € 5,00
ingresso gratuito:
anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
portatori di handicap e loro accompagnatori
con VeronaCard
Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00 (in caso di mostre in corso si applicano le tariffe ordinarie di ingresso).

Il Museo Archeologico:

Il Museo resterà chiuso al pubblico per lavori di restauro fino al 2015.
Fino alla conclusione dell’intervento di restauro, il biglietto di ingresso per la visita della sola cavea del Teatro è ridotto alla tariffa unica di € 1,00
ingresso gratuito:
anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
portatori di handicap e loro accompagnatori
con VeronaCard
Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00

Ufficio informazioni turistiche di riferimento:

Mail: castelvecchio@comune.verona.it

Tel: +39045 8062611

Guide turistiche:

www.guidaturisticaverona.it/

 

 

 

 

 

15 Settembre 2015