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L’antica città romana Herdonia abbandonata dalle istituzioni

L’antica città romana Herdonia abbandonata dalle istituzioni

Il tempo si è fermato nell’antica città romana Herdonia. Ma ci riferiamo al tempo intercorso dall’ultimo studio attuato sul sito, nel 2000, ad oggi. Nella periferia della città Ordona sorge, o meglio non del tutto, l’area archeologica che vanta più di cinquant’anni di studi e scavi. I primi  furono ricercatori belgi, poi si aggiunsero le Università di Bari e di Foggia. Il vasto territorio Herdonia sembra che tenda ad allargarsi di anno in anno tanto da non riuscire a quantificare gli effettivi ettari che possano custodire l’antico patrimonio. La maggior parte dei terreni è stata espropriata ma ancora coperta da terra, erba e soprattutto rifiuti. La zona visibile è di proprietà privata, della signora Ambretta Cacciaguerra che ci spiega come assurdamente, nonostante il luogo appartenga alla sua famiglia, non tutti i resti rinvenuti possano essere ritenuti di suo dominio. In effetti quelli scoperti dai ricercatori sono di proprietà del Ministero dei Beni Culturali.  Da più di dieci anni, però il Ministero non starebbe mostrando alcun interesse all’intera area, lasciando al degrado tutti i preziosi beni scoperti, dalle terme, al mercato ittico, fino all’importante via Traiana. A prendersene cura è solo la signora Cacciaguerra che svolge il ruolo di custode, guida e promotore del sito, allestendo persino stand alle fiere dedicate all’archeologia, come quella di Paestum. “Il sito, da quando non hanno più rilasciato la concessione di scavo – spiega la signora Cacciaguerra-,  è abbastanza abbandonato. Viene pulito a spese nostre con la collaborazione di volontari del Movimento Cittadino di Ordona e di altri volontari però si vede che manca la parte dell’archeologo. Spero soprattutto che se si dovesse fare un esproprio ci sia un progetto valido non solo di restauro ma anche di fruizione che è la cosa più importante.”  
Così colloquiando e facendoci spazio tra l’alta erba facciamo un veloce excursus di questa preziosa area; la terra che si calpesta custodisce la nostra storia, un bene che potrebbe arricchire culturalmente e turisticamente la nostra Capitanata ma perchè le istituzioni non intervengono? Perchè i tempi sono così lenti? Abbiamo contattato il Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, Giuliano Volpe. ” Purtroppo – ci ha detto –  le novità si realizzano troppo lentamente da queste parti. Bisogna ancora attendere. Bisogna completare l’acquisizione dell’area e completare la sistemazione del piccolo museo. Al momento si procede lentamente ma speriamo bene.”