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Oltre duemila anfore al largo di “Santa”

Oltre duemila anfore al largo di “Santa”

Santa MArgherita – Un’imbarcazione di circa 25 metri di lunghezza. Il carico? Sulle 2.500 anfore soprattutto di tipo Dressel 1b, ovvero «il classico contenitore del vino romano prodotto nell’Italia centrale tirrenica tra la fine del II e il I secolo a.c» come spiega, per la Soprintendenza, il funzionario archeologo subacqueo Simon Luca Trigona. Anfore che riportano al commercio del vino verso la Gallia.

Eccolo, il nuovo relitto romano di Santa Margherita, battezzato Daedalus 26, scoperto a 720 metri di profondità partendo dal recupero, il 26 maggio scorso, nelle reti da pesca, di 4 anfore romane da parte del pescatore Gianni Paccagnella, sul suo “Impavido”. Da quelle 4 anfore e dalla denuncia, immediata, fatta da Paccagnella «con encomiabile senso civico» come evidenziano, dalla Soprintendenza, è partita la ricerca.

Dove un ruolo chiave lo ha avuto il ROV Pluto Palla, veicolo subacqueo filoguidato creato dall’ingegnere Guido Gay e la sua Gay Marine. Le magnifiche immagini del ritrovamento con Pluto Palla, seguendo le rotte tracciate da Paccagnella sono state proiettate ieri, in Comune a Santa Margherita, dallo stesso Gay: tra le anfore, una grossa rana pescatrice.

Alla luce della scoperta, la Capitaneria di Porto di Santa M argherita ha emesso un’ordinanza per tutelare l’integrità del giacimento archeologico.