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Pozzuoli rinasce come Pompei È tornata alla luce la città sepolta

Pozzuoli rinasce come Pompei È tornata alla luce la città sepolta

Puteoli romana sotto il seicentesco Rione Terra torna finalmente alla luce, e la luce non è quella del sole come a Ercolano e Pompei e neanche dei soliti riflettori, ma viene da raggianti immagini dell’antica città dovute a effetti e installazioni multimediali. È grazie a questi moderni mezzi che appare addirittura ripopolata dai suoi abitanti la città costruita sull’uniforme sasso alto 33 metri proteso sul mare, sormontato dal bianco tempio dedicato ad Augusto, conservata intatta dalle sue stesse macerie (distruzione dovuta all’eruzione del vulcano Montenuovo nel 1538), gli edifici dell’epoca barocca. Chiese, Vescovado, sontuosi palazzi nobiliari e povere case di pescatori: il famoso Rione Terra, che fu abbandonato nel marzo del 1970, quando l’anomalo innalzamento del suolo dovuto al millenario fenomeno del bradisismo indusse a uno sgombero che poteva essere evitato in quelle brutali modalità, e che provocò un’ondata di panico e la fuga dal resto della città, cui seguirono due decenni di colpevole inerzia e di disastrosi saccheggi, fino al primo finanziamento regionale di restauro, nel 1993.

Da sabato la città sotterranea è insieme scenario e protagonista di una mostra multimediale intitolata “Tra Terra e mare: alle origini del gusto”. «Ce la stiamo riprendendo questa rocca che ci fu tolta 45 anni fa, vogliamo adesso riempirla di servizi, botteghe, attività culturali e riportarvi la vita, e per questo chiediamo un impegno al governatore De Luca, perché sia finanziato il completamento del Rione Terra»: così il sindaco Vincenzo Figliolia, ieri all’inaugurazione del percorso archeologico sotterraneo, che gareggia in suggestione e fascino col tempio romano giustapposto alla cattedrale barocca: colonne e strutture alte 10 metri, che hanno resistito ad ogni bradisismo. E se all’inaugurazione del duplice tempio furono protagonisti gli storici dell’arte e restauratori come il professor Marco Dezzi Bardeschi, questa volta gli archeologi sono protagonisti di una impresa destinata a dare grande fama alla città.

Dal 1993, soffrendo non poco per le continue interruzioni dei lavori e per i finanziamenti in eterno ritardo, gli scavi sono stati diretti da Costanza Gialanella, e partirono insieme agli interventi di recupero e valorizzazione della parte di sopra, il Rione Terra. Al di sotto, la mostra multimediale che illumina con immagini dell’antichità le mura antichissime, realizzata da Francesco Capotorto, è stata ideata da Adele Campanelli, soprintendente archeologica della Campania, che ieri ha ricordato la necessità per una comunità urbana di impadronirsi dei ricordi e riattualizzare l’antico con moderni linguaggi della comunicazione. Patrizia Boldoni, consigliere del presidente della Regione per i beni culturali, ha previsto per l’area archeologica e per il Rione Terra un destino di “colossale attrattore di turismo culturale”, che non potrà mancare in presenza della “enorme efficienza dimostrata dal Comune di Pozzuoli nel collaborare con le altre istituzioni”, e si è impegnata per sollecitare l’Unesco a dichiarare il Rione Terra “patrimonio dell’umanità”. La visita in anteprima per la stampa è stata seguita dall’apertura pomeridiana al pubblico, e i tanti giovani volontari delle associazioni hanno dovuto fronteggiare non poca folla. Fino al 18 gennaio l’area archeologica sarà aperta ogni fine settimana dalle 9 alle 17 e non potranno entrare più di 15 visitatori alla volta, per visite guidate da prenotare (prenotazioni@comune.pozzuoli.it).