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Su quelle pietre sedevano antichi romani

Su quelle pietre sedevano antichi romani

Gli archeologi hanno riportato alla luce una parte dei due ordini di gradinate dell’anfiteatro romano. Servono fondi per gli scavi
VOLTERRA — “Abbiamo lavorato soltanto tre giorni e abbiamo già accertato la presenza di due ordini di gradinate e poi verificato i crolli relativi alle stesse che da domani inizieremo a scavare: la novità rispetto a luglio è questo secondo ordine di gradinate certo che va verso l’interno della struttura che è venuto fuori in modo certo ed evidente”. E’ l’archeologa e soprintendente Elena Sorge a spiegare con grande soddisfazione quanto sta avvenendo a Volterra, nei pressi di Porta Diana, dove a luglio sono stati scoperti i resti di un anfiteatro romano.
Dunque è stata portata alla luce una parte delle due gradinate dove sedeva il pubblico. Si tratta dei posti più in alto dell’anfiteatro dove sedevano gli antichi romani per assistere agli spettacoli nell’arena. Il resto della struttura resta tutto da scoprire, celato sotto la terra.
“Questi due ordini di gradinate sono collegati da dei blocchi di pietra che li collega molto grossi e sono state trovate molto in superficie – aggiunge Sorge – sotto il crollo, che è enorme, bisognerà vedere cosa c’è, iniziare a scavarlo piano piano, con molta calma. Sarà un lavoro lungo costoso, impegnativo e serviranno finanziamenti”.
Questa mattina gli archeologi della Soprintendenza hanno illustrato lo scavo ai consiglieri della Commissione regionale in visita a Volterra. “Abbiamo rappresentato alla Regione le nostre esigenze, la Commissione ci è sembrata molto interessata – spiega Sorge – hanno detto che cercheranno di darci una mano a trovare una parte dei finanziamenti, quantomeno per cominciare questo scavo”.
La soprintendete spiega che è difficile al momento fare una stima precisa di quanto occorrerà perchè tante sono le variabili in gioco in una scoperta straordinaria come quella avvenuta avvenuta a Volterra in modo del tutto inaspettato. “Per una cifra precisa ancora è presto, penso qualche milione di euro, ma non so se 2, 3, o 4 – spiega l’archeologa – Finchè non abbiamo un’idea di quanto sia l’interro, di quanto sia grande questo anfiteatro; perchè i costi dipendono dalla quantità dell’interro, dallo stato di conservazione, da come è conservato e da tanti fattori”.
Poi oltre allo scavo serviranno i soldi per il restauro. Intanto si procede con la ricerca di finanziamenti e con le indagini. “A metà novembre – illustra ancora Sorge – lo studio con il georadar ci darà altri dati, soprattutto sulla grandezza dell’anfiteatro. si va delineando un quadro che speriamo di rendere il più chiaro possibile”.